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Carovilli

"Carovilli è uno dei paesi più pittoreschi del Molise ed è facile arrivarvi dopo aver lasciato la Trignina all'altezza di Pescolanciano. Un paese variopinto, facile da capirsi, ricco di storia e di gente industriosa.

Anche la moderna edificazione sparsa non è fastidiosa, forse perché le case sono fatte con il gusto essenziale dei montanari. Carovilli, senza che alcun architetto vi abbia messo mano, ha una delle piazze più belle della Regione, dove si articolano, su vari livelli degradanti, i fondaci degli edifici, ognuno con una funzione particolare, che ne definiscono il carattere.

Sembra la piazza ideale, perché c'è il Municipio, la Torre dell'Orologio con le campane, l'albero isolato, la fontana con la statua in bronzo, il bar, la farmacia, la Chiesa Madre e la Cappella della Confraternita, la Società Operaia (1884), il selciato in pietra, i gradini per sedersi. Una piazza fatta apposta per le feste di paese, per accogliere la sposa che esce dalla Chiesa, per incontrarsi prima della Messa, per parlare di cose semplici, per ospitare il mercato, per sentire i comizi, per assistere ad un funerale, per darsi un appuntamento, per sedersi di notte a riflettere che si è spesso viandanti terribilmente soli”.

Queste le parole di F. Valente per descrivere l'abitato di Carovilli, la cui origine del nome richiama due ipotesi, l'una legata al terribile console romano Spurio Carvilio, l'altra a Berardus De Calvello, che fu il suo più antico feudatario e di cui si ricorda il nome nel Catalogo dei Baroni Normanni.


Chiesa di S. Domenico

Fontana e torre civica

Panorama

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Sul sovrastante Monte Ferrante si possono visitare un insediamento italico datato III-I sec. a. C. e mura megalitiche. Da visitare inoltre la quattrocentesca Chiesa di S. Maria Assunta, il cui edificio è a tre navate. Al suo interno rivestono particolare pregio artistico il battistero (1622), le acquasantiere (1500-1700), l'altare di S. Stefano del Lupo (1736), che conserva i resti mortali del Santo nativo e protettore di Carovilli, l'organo realizzato da Onorio di Caccavone (1870) su mostra lignea del 1600 ed una serie di statue lignee e tele, una delle quali attribuita a Paolo Gamba.

A qualche chilometro da Carovilli è la sua frazione più importante, Castiglione. L'abitato si trova a nord-est di un colle su cui era originariamente posizionato l'apparato difensivo del nucleo originario. Definitivamente abbandonato, secondo la tradizione popolare, dopo la peste del 1656, con i ruderi della sua antica Chiesa di S. Nicola (XIV sec.) rappresenta un punto di riferimento paesistico per chiunque ne attraversi il territorio. Alle suggestioni storiche, che rivivono in angoli e sedi architettoniche, si aggiungono quelle paesaggistiche del Bosco Selva di Castiglione, della Grotta del Vomero, della Sorgente Capo d'Acqua e del Tirino e della Fonte Brecciosa. Grande importanza economica assume la zootecnia con piccoli allevamenti di tipo tradizionale, le cui carni pregiate raggiungono le tavole dei ristoranti locali ed il cui latte è trasformato in gustosi prodotti caseari. Ottimo ed abbondante il tartufo, che si può consumare nei numerosi ristoranti ed aziende agrituristiche, come diversi sono i laboratori artigianali che lavorano e commercializzano funghi, gli stessi tartufi, frutti di bosco ed altri prodotti del territorio.

 

La chiesa di S. Domenico

Carovilli deve la sua esistenza ad una circostanza: il suo territorio è infatti attraversato da un tratturello, che funge da scambiatore tra i due tratturi, an-ch'essi nel territorio di propria pertinenza, vale a dire il Castel di Sangro-Lucera ed il Ce-lano-Foggia, i più importanti della dorsale appenninica. Sul tratturello, poco fuori dell'abitato, si erge la Chiesa di San Domenico “dello stesso colore della lana delle pecore, mezze sporche e mezze pulite, che vi stazionano davanti a brucare - oggi come una volta - l'erba di un magnifico prato”. La presenza di un serpente ai piedi del Santo indica che la statua ap-partiene al Santo di Cocullo, meglio conosciuto come San Domenico dei Serpari. Sulla parete esterna della chiesa una lapide murata riconosce il diritto, “regnante Federico IV di Borbone, che all'Università di Carovilli e Castiglione fosse mantenuto il possesso di esigere a tenore dell'antico solìto la fida per gli animali sia grossi che minuti che pascolano fuori del Regio Tratturo l'erba riservata a bovi paratori di detta Uni-versità”. Di semplice fattura, e-lementi architettonici di rilievo sono l'altare e l'architrave della porta laterale (probabilmente del XV sec.), il minuscolo campanile e la croce viaria al cui cospetto si concludevano i contratti di compravendita del be-stiame; al suo interno si ammirano anche acquasantiere di stile romanico-benedettino.

 

La fortificazione di Monte Ferrante

La posizione dominante dell’insediamento di Monte Ferrante su due dei tratturi principali (il Castel di Sangro-Lucera ed il Celano-Foggia), che in quest'area avvicinano i loro tracciati fino a due chilometri e mezzo di distanza in linea d'aria, ne faceva un importante punto strategico. In ambito territoriale più va-sto Monte Ferrante, che prende il nome da una probabile fonderia di epoca sannitica per la presenza in loco di scorie metalliche, fungeva da ponte tra la Valle del Sangro e quelle del Trigno e del Biferno. La fortificazione, databile tra VI e V sec. a. C., è costituita da tratti non collegati fra loro e costruiti per sfruttare al massimo le possibilità naturali di difesa offerte dall'asprezza del monte.

 

NUMERI UTILI

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APPUNTAMENTI

19 Luglio Festa patronale

Santo Stafano del Lupo

 

Mese di Agosto

Manifestazione de "La Tresca”

 

Settembre

Fiera e Festa di San Domenico